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sabato 8 dicembre 2012
mercoledì 12 settembre 2012
giovedì 12 novembre 2009
giovedì 22 gennaio 2009
SISTEMA ENDOCRINO
Struttura e funzionamento delle ghiandole che compongono il sistema endocrino
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TAVOLE ANATOMICHE
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TAVOLE ANATOMICHE
mercoledì 14 gennaio 2009
sabato 10 gennaio 2009
L'occhio vede, il cervello sa già
di: Massimo Piattelli Palmarini
I neuroni «capiscono» prima ciò che si imprimerà nella retina Da uno studio del San Raffaele nuovi risultati sui meccanismi cerebrali della percezione visiva.
I neuroni «capiscono» prima ciò che si imprimerà nella retina Da uno studio del San Raffaele nuovi risultati sui meccanismi cerebrali della percezione visiva.
Gli studi di due neuroscienziati del San Raffaele di Milano confermano la distinzione tra stimolo visivo e percezione consapevole.
Il ruolo delle saccadi, rapidi movimenti oculari: dai loro «tempi» dipende la presa di coscienza di ciò che ci circonda.
In questi ultimi anni, la registrazione fine dei processi cerebrali in tempo reale ci ha rivelato qualcosa che forse non ci fa del tutto piacere.
Cioè che il nostro cervello, o meglio qualche porzione di esso, «sa» cosa faremo un attimo prima che noi stessi lo si sappia.
Metto questo «sa» tra virgolette, in quanto ci è arduo credere che un ammasso di cellule, per quanto solerti e ben interconnesse, possa davvero sapere qualcosa. Resta il fatto, comunque, che qualcuno al di fuori di noi può tendenzialmente prevedere quanto noi, dopo qualche attimo, sentiremo e faremo.
Solo qualche attimo, certo, ma esiste davvero il libero arbitrio, se percepire, sentire e decidere discendono da binari cerebrali così obbligati?
Un nuovo risultato viene ora rivelato, sull'ultimo numero della rivista internazionale specialistica The Journal of Neuroscience, da due neuroscienziati e psicologi sperimentali dell'Università San Raffaele di Milano: Claudio de' Sperati e Gabriel Baud-Bovy.
I loro astuti esperimenti mostrano come il dramma che potremmo intitolare «neurone sa, ma tu (ancora) no!» investa anche il guardare e il vedere, ovvero quanto di più basilare, onnipresente e rapido esiste nella nostra vita mentale e cerebrale. Premettiamo che, senza requie, due o tre volte al secondo, i nostri occhi fanno qualcosa di cui non abbiamo alcuna consapevolezza, cioè rapidissimi movimenti in varie direzioni, chiamate in gergo saccadi. Se, per assurdo, un movimento saccadico potesse durare un intero secondo, il nostro occhio girerebbe su se stesso circa tre volte.
Ebbene, de' Sperati mi dice testualmente:
«I movimenti oculari saccadici sono a un tempo padroni e schiavi della visione. Padroni, perché sono loro a dettare quale stimolo visivo cadrà sulla retina; schiavi, perché sono guidati dalle domande che il nostro cervello pone come conseguenza di ogni successiva fissazione oculare».
SI GUARDA PRIMA DI VEDERE
- I loro esperimenti rivelano qualcosa che già si supponeva, cioè che l'occhio si indirizza verso un oggetto prima che questo sia stato visto in maniera pienamente consapevole. Si guarda prima di vedere, insomma.
Baud-Bovy mi spiega, in breve sintesi, l'esperimento stesso: «Si fa lampeggiare per un istante un puntino luminoso in prossimità di un secondo stimolo in movimento.
Il primo stimolo non viene percepito nella sua posizione fisica, bensì stabilmente spostato di una piccola quantità in direzione del movimento, come se il movimento del secondo stimolo avesse trascinato con sé il primo stimolo».
Quale lezione trarne ?
«Ci si potrebbe aspettare che, se si chiede a un osservatore di muovere gli occhi verso il primo stimolo, questi guardi verso la posizione percepita (e illusoria), e non verso la posizione fisica dello stimolo, che non viene registrata nella percezione. E così è infatti, ma solo se la saccade parte un po' meno di mezzo secondo dopo la presentazione dello stimolo, cioè abbastanza tardi (si consideri che una saccade può essere diretta a un bersaglio in soli uno o due decimi di secondo).
Se la saccade parte prima, il movimento oculare è invece accurato, ed è diretto verso la posizione fisica, invisibile, del primo stimolo. Quanto più la saccade ritarda a partire, tanto più è “contaminata” dalla percezione illusoria.
In altre parole, nel “primo mezzo secondo”, guardare (la saccade) e vedere (l'immagine cosciente dello stimolo) sono dissociati, e le saccadi, pur essendo accurate, partono “alla cieca”. Solo nel volgere di mezzo secondo dalla presentazione dello stimolo i meccanismi di generazione delle saccadi accedono pienamente al segnale visivo che corrisponde alla visione cosciente».
UN CANALE PER IL «COSA» E UNO PER IL «DOVE»
- La scommessa degli autori è che il graduale cambiamento della codifica della direzione saccadica nel tempo riveli la dinamica temporale della formazione della percezione visiva consapevole nella corteccia cerebrale, cosa che si è sempre rivelata assai ardua da studiare. Da circa quindici anni si sapeva che esistono due canali cerebrali distinti: uno che presiede alle risposte motorie a uno stimolo visivo (movimenti dell'occhio compresi), e un altro che presiede in qualche modo misterioso ciò che noi percepiamo consapevolmente a seguito di quello stesso stimolo. Un canale per il «cosa» e uno per il «dove», che poi vanno a ricomporsi. Questa nuova scoperta di de' Sperati e Baud-Bovy conferma che le due vie sono anatomicamente separate, non solo, ma che lo sono anche i loro tempi di elaborazione dei segnali rispettivi. Mi spiegano: «Il segnale visivo in arrivo dalla retina è utilizzabile dopo pochissimo tempo dai circuiti della corteccia che generano i movimenti oculari saccadici, ma solo in un secondo momento dà luogo alla percezione consapevole».
Che si possa guardare senza vedere, insomma, non è solo il risultato di distrazione, dell'avere la testa tra le nuvole, bensì di meccanismi microscopici connaturati a come funziona il nostro cervello.
venerdì 20 giugno 2008
Perception - The reality beyond matter
What is "reality"? Is matter real. That might seem like a silly question given how we use our senses to interact with 'reality' everyday. Yet all this environmental information is the interpretation of vibrational energies which are presented to form a perception in the brain. We 'read' this data and build an experience that seems real.
mercoledì 18 giugno 2008
Cervello e gratificazione
Piacere e dolore
di: Paolo Manzelli/University of Florence
La osservazione del cervello, mediante la risonanza magnetica funzionale , ha reso possibile esaminare i processi neuronali che sottendono alle emozioni e ai sentimenti.
L'attività cerebrale corrispondente a un intenso coinvolgimento emotivo sia di piacere che di dolore viene registrata prevalentemente nell'area centrale del cervello (Sistema Limbico) la dove viene prodotta “dopamina” dai neuroni dopaminergergici del Nucleo Acumbens (NA) e nell'area VTA (Ventral Tegmental Area). Queste aree del cervello sono pertanto particolarmente ricche di “dopamina”, che ad alti livelli di concentrazione produce attenzione e tensione verso nuovi stimoli emotivi, che vanno dall'ira, rabbia, frustrazione e tristezza, ed al contrario producono sensazioni di sollievo benessere piacere e gratificazione a seconda del livelli significativi di integrazione con le varie aree cerebrali superiori (Corteccia cerebrale) e sottostanti (Aree sotto Talamiche) che guidano rispettivamente la ragione o le pulsioni.
Il crocevia tra le sensazioni contrapposte di dolore e di piacere convergono principalmente nel nucleo della attenzione “Nucleus Acumbens” che reagisce come interruttore cerebrale alle sensazioni piacevoli e gratificanti, riflettendo oltre un certo limite, tutto il complesso attivazioni e reazioni, dirigendolo nella direzione opposta delle sensazioni dolorose che vanno ad impegnare in modo diverso la attività di integrazione delle aree cerebrali.
Pertanto il ruolo chiave associato al “Nucleus Acumbens” permette di organizzare gli equilibri necessari ad effettuare una stretta correlazione di integrazione e scambio informativo efficace tra il sistema libico e la corteccia e le sezioni piu ancestrali del nostro cervello.
Le “droghe” e ogni altro elemento cognitivo o emotivo che vada esaltare ed alterare il normale funzionamento del sistema di regolazione reattiva tra “dolore e piacere”, altera in modo più o meno permanente le varie possibilità di integrazione cerebrale e quindi tende ad inibire la plasticità cerebrale e con essa il controllo del nostro comportamento ivi compresa la alterazione delle modalità di pensiero.
In particolare le “droghe” vanno a generare un derivato pulsionale della gratificazione che è generato da uno squilibrio delle integrazione rivolto principalmente alle attività sotto talamiche di indole irrazionale, generando una dipendenza che tende ad escutere fino allo sballo della capacità di intendere e di volere generata dalla più completa integrazione delle attività cerebrali superiori.
La vulnerabilità del nostro sistema di ri-orientamento e stimolazione delle diverse possibilità di integrazione cerebrale rende facile per ciascuno di noi lo sfuggire al controllo equilibrato e personale della propria attività cerebrale. La stessa gratificazione eccessiva può causare una eccitazione eccessiva che genera condizionamento temporaneo o peggio dipendenza e ciò vale anche per le forme più elevate del sentire umano come l'amore.
La potenzialità reagire appropriatamente alle diverse forme di alterazione degli equilibri dinamici dei sistema di integrazione cerebrale ha certamente una sua ancora di salvezza nella miglior conoscenza del funzionamento del sistema che per acquisire valore deve essere personalizzato da una attività cosciente tesa a conoscere se stessi le proprie pulsioni ed emozioni per acuire le proprie capacita di ragionevolezza.
di: Paolo Manzelli/University of Florence
La osservazione del cervello, mediante la risonanza magnetica funzionale , ha reso possibile esaminare i processi neuronali che sottendono alle emozioni e ai sentimenti.
L'attività cerebrale corrispondente a un intenso coinvolgimento emotivo sia di piacere che di dolore viene registrata prevalentemente nell'area centrale del cervello (Sistema Limbico) la dove viene prodotta “dopamina” dai neuroni dopaminergergici del Nucleo Acumbens (NA) e nell'area VTA (Ventral Tegmental Area). Queste aree del cervello sono pertanto particolarmente ricche di “dopamina”, che ad alti livelli di concentrazione produce attenzione e tensione verso nuovi stimoli emotivi, che vanno dall'ira, rabbia, frustrazione e tristezza, ed al contrario producono sensazioni di sollievo benessere piacere e gratificazione a seconda del livelli significativi di integrazione con le varie aree cerebrali superiori (Corteccia cerebrale) e sottostanti (Aree sotto Talamiche) che guidano rispettivamente la ragione o le pulsioni.
Il crocevia tra le sensazioni contrapposte di dolore e di piacere convergono principalmente nel nucleo della attenzione “Nucleus Acumbens” che reagisce come interruttore cerebrale alle sensazioni piacevoli e gratificanti, riflettendo oltre un certo limite, tutto il complesso attivazioni e reazioni, dirigendolo nella direzione opposta delle sensazioni dolorose che vanno ad impegnare in modo diverso la attività di integrazione delle aree cerebrali.
Pertanto il ruolo chiave associato al “Nucleus Acumbens” permette di organizzare gli equilibri necessari ad effettuare una stretta correlazione di integrazione e scambio informativo efficace tra il sistema libico e la corteccia e le sezioni piu ancestrali del nostro cervello.
Le “droghe” e ogni altro elemento cognitivo o emotivo che vada esaltare ed alterare il normale funzionamento del sistema di regolazione reattiva tra “dolore e piacere”, altera in modo più o meno permanente le varie possibilità di integrazione cerebrale e quindi tende ad inibire la plasticità cerebrale e con essa il controllo del nostro comportamento ivi compresa la alterazione delle modalità di pensiero.
In particolare le “droghe” vanno a generare un derivato pulsionale della gratificazione che è generato da uno squilibrio delle integrazione rivolto principalmente alle attività sotto talamiche di indole irrazionale, generando una dipendenza che tende ad escutere fino allo sballo della capacità di intendere e di volere generata dalla più completa integrazione delle attività cerebrali superiori.
La vulnerabilità del nostro sistema di ri-orientamento e stimolazione delle diverse possibilità di integrazione cerebrale rende facile per ciascuno di noi lo sfuggire al controllo equilibrato e personale della propria attività cerebrale. La stessa gratificazione eccessiva può causare una eccitazione eccessiva che genera condizionamento temporaneo o peggio dipendenza e ciò vale anche per le forme più elevate del sentire umano come l'amore.
La potenzialità reagire appropriatamente alle diverse forme di alterazione degli equilibri dinamici dei sistema di integrazione cerebrale ha certamente una sua ancora di salvezza nella miglior conoscenza del funzionamento del sistema che per acquisire valore deve essere personalizzato da una attività cosciente tesa a conoscere se stessi le proprie pulsioni ed emozioni per acuire le proprie capacita di ragionevolezza.
lunedì 5 maggio 2008
Medicina quantistica
La dinamica biologica è dominata da meccanismi elettro-chimici, bio-energetici, da eventi molecolari che si susseguono in modo ordinato nel tempo e nello spazio. I codici di riconoscimento tra le biomolecole (come quello tra le basi del DNA) mostrano come la materia vivente interagisce secondo pattern ben definiti. L'esistenza di questi codici implica l’esistenza di un livello elettromagnetico della materia vivente che dialoga con quello chimico “dirigendo” il traffico molecolare.
In quest'ottica, la patologia appare in prima istanza come un’anomalia della struttura molecolare del corpo, in seconda istanza come un disturbo della “rete elettromagnetica di controllo del traffico molecolare”.
La medicina quantistica, dunque, opera:
1) intervenendo direttamente sul livello chimico dell'organismo, fornendo sostanze chimiche adatte a rimuovere l'anomalia manifestata nella struttura molecolare;
2) intervenendo sul livello elettromagnetico, rimuovendo gli ostacoli che intralciano il traffico molecolare.
In quest'ottica, la patologia appare in prima istanza come un’anomalia della struttura molecolare del corpo, in seconda istanza come un disturbo della “rete elettromagnetica di controllo del traffico molecolare”.
La medicina quantistica, dunque, opera:
1) intervenendo direttamente sul livello chimico dell'organismo, fornendo sostanze chimiche adatte a rimuovere l'anomalia manifestata nella struttura molecolare;
2) intervenendo sul livello elettromagnetico, rimuovendo gli ostacoli che intralciano il traffico molecolare.
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