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sabato 29 dicembre 2012

La genitorialità come fase dello sviluppo

Il bambino alla nascita è un enigma, egli rappresenta speranze e promesse per la realizzazione del proprio sé e allo stesso tempo preavvisa che egli può mostrare non solo le virtù ma anche i difetti dei genitori.
Questa minaccia alla stima di sé del genitore insicuro attiva lo sforzo del suo super-io ed intensifica i suoi sforzi per evitare gli errori e per sfuggire ai propri difetti, a volte fino ad un livello patologico.

La genitorialità come fase dello sviluppo (1959) di Therese Benedek

La parola che genera

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Discernere la realtà da ciò che è immagine di realtà, far sì che le immagini mentali che derivano dall’esperienza abbiano spazio per abitare la realtà soggettiva di chi le sviluppa e non siano in eccessivo ed insanabile contrasto con essa, in questo sta il gioco-lavoro dell’essere adulti, del diventare tali, del riuscire ad essere educatori.
Nel riflessivo “conoscersi” ritroviamo la doppia valenza, del conoscere se stessi e conoscersi reciprocamente in un rapporto interpersonale o di  gruppo: è questo il primo ed essenziale passo a cui è assoggettata ogni eventuale ulteriore scelta di cambiare qualcosa di sé o dei rapporti in atto. Il desiderio e la pratica reale del “conoscersi” può generare entusiasmo; solo a partire da ciò si può acquisire credibilità nei rapporti, soprattutto fra adulti e nuove generazioni.
Le problematiche psicologiche sono oggi amplificate dalla complessità delle condizioni di vita e da cambiamenti profondi e costanti. nell’organizzazione familiare e sociale. Si è in presenza di una permanente sovraesposizione stimolativa dovuta ai mezzi interattivi, contatti immediati e mediati con molteplici mondi, idee, immagini, suoni e parole. Valorizzare ciò che può umanamente arricchire, evitando ciò che potrebbe costituire un elemento d’eccesso, non assimilabile e pertanto dannoso, è possibile a condizione di conoscere profondamente se stessi e disporre di un senso critico adeguato. In assenza di ciò, il miscuglio interattivo generalizzato arreca confusione che sommandosi ad eventuali problemi personali di base non adeguatamente affrontati, diventa una miscela esplosiva di prima grandezza, per cui la crisi che giunge non è più semplicemente tale, ma si trasforma in bufera se non proprio tsunami emotivo.


continua....La parola che genera di Luciano Provenzano

domenica 28 ottobre 2012

La sterilità psicogena

Cosa cercano le donne quando vogliono "fare un figlio"? E che ne è delle donne che non riuscendo a concepirlo si rivolgono alla medicina?Il percorso estremamente appassionante, mostra l'evoluzione da un desiderio di maternità ancora vago, a un totale cambiamento della percezione di sé. Ed è soprattutto il vissuto del corpo che viene modificato.Il corpo diventa la posta in gioco tra sé e il discorso medico.La domanda di avere un figlio si trasforma dinnanzi al medico in una domanda di sapere il perché della propria sterilità, che è al tempo stesso il perché delle proprie origini.Il testo mette in luce attraverso le parole stesse delle donne intervistate, come la medicina contribuisca, in un rapporto non sempre chiaro di causa-effetto, a favorire uno spostamento dal soggetto all'oggetto, rafforzando l'immagine di un corpo meccanico sempre più invivibile.
Continua... http://rolandociofi.blogspot.it/2012/06/la-sterilita-psicogena-cura-di-jacopo.html

lunedì 17 maggio 2010

APPRENDIMENTO E CONDIZIONAMENTO

Ai bambini viene spesso detto che certe forme di comportamento sono « cattive », « indecenti », o « dannose », senza spiegarne la ragione.
Questo fatto genera spesso risposte negative, che potranno condizionarsi al punto da ricomparire per tutta la vita.
Considerate il caso di una madre con un eccessivo senso di protezione nei confronti del figlio che desideri porgli certe limitazioni di comportamento.
Potrà avergli insegnato che è « male » allontanarsi dal cortile, che è « indecente » mostrare interesse per le funzioni corporali, che è « peccato » esprimere un forte desiderio e che è « dannoso » bere caffè.
Se tale condizionamento avverrà con una certa intensità cagionerà nel bambino, anche nella vita futura, sensazioni di ansia e di colpa ogni qualvolta si esporrà a stimoli simili.
Divenuto adulto, potrà provare un senso di colpa se deve allontanarsi da casa per fare un viaggio, sentirsi a disagio in situazioni che riguardano l'igiene personale, sentirsi colpevole ogni qualvolta acquisterà un oggetto di lusso e soffrire di insonnia dopo aver bevuto una tazza di caffè.
Le nostre percezioni sono influenzate dagli insegnamenti ricevuti e dalle esperienze fatte nel corso della nostra vita. Esse a loro volta, influiscono sul modo in cui i nostri processi mentali si adattano all'ambiente.
Quando le nostre situazioni ambientali suscitano risposte più negative che positive, diventiamo insoddisfatti della vita.
Questa scontentezza potrà manifestarsi in forme fisiche o emotive o in entrambe in diversa misura.
La nostra « adattabilità » è scarsa.
Dobbiamo cercare dei mezzi per accrescere la frequenza e l'intensità delle nostre soddisfazioni, le nostre risposte positive.
Esistono tre diversi modi per ottenere questo.
  • Cambiare il nostro ambiente, una soluzione che può essere o meno possibile o pratica, o essendolo, non costituire il rimedio idoneo.
  • Tentare di aumentare la nostra adattabilità.
  • Provare ad alterare le nostre percezioni.

Modificare il nostro schema di credenze è possibile attraverso un lavoro di de-programmazione e riprogrammazione, l'unica difficoltà è volerlo veramente e permettersi di sperimentare un altro modo di essere nel mondo.

giovedì 27 novembre 2008

Un giorno senza tv

Fonte: salute.agi.it
r.s. a cura della redazione ECplanet
Un giorno senza tv” è la campagna lanciata dalla Società Italiana di Pediatria per sollecitare le famiglie a trovare alternative ai pomeriggi, alle serate - e soprattutto ai pasti consumati in compagnia della televisione.
Secondo la S.I.P., gli effetti negativi sui comportamenti e sulle abitudini di vita degli adolescenti italiani, prodotti da un eccesso di visione televisiva, sono ampiamente documentati delle indagini annuali su questo tema svolte appunto dalla Società Italiana di Pediatria.
“L'overdose televisiva condiziona, in peggio - spiegano gli esperti - tutti i comportamenti degli adolescenti: da quelli alimentari a quelli sociali. Questo avviene certamente per effetto del tipo di messaggi e di modelli che la televisione veicola, ma anche perché passare più di tre ore al giorno davanti alla TV, indipendentemente dalla qualità dei programmi visionati, degrada in modo sensibile la qualità di vita: meno attività fisico-sportiva, meno socializzazione, meno stimoli culturali, meno tempo trascorso con i genitori”. Secondo Pasquale di Pietro, presidente della S.I.P., “Sappiamo bene che non è con un giorno di 'moratoria' che si risolvono i problemi, ma il nostro obiettivo è iniziare a sensibilizzare sia i genitori che i ragazzi sul fatto che la TV non deve rappresentare una assoluta necessità e che ogni tanto se ne può anche fare a meno. Se poi la giornata senza TV diventasse almeno una abitudine settimanale, tanto meglio”. Per Gianni Bona, vice presidente della S.I.P., “Organizzarsi in famiglia per un giorno senza TV può anche diventare una abitudine divertente e fornire un utile spunto per riservare più momenti al dialogo o al gioco tra genitori e figli”. Nel lanciare la campagna 'Un giorno senza TV '- aggiunge Bona - la Società Italiana di Pediatria vuole anche continuare a mettere in evidenza il problema dell'affollamento pubblicitario in particolare nella fascia oraria specificatamente destinata ai ragazzi che dovrebbe risultare 'protetta'.

venerdì 5 settembre 2008

Unus mundus

a cura: redazione ECplanet
www.echplanet.ch

“L'inconscio collettivo è una parte della psiche che si può distinguere dall'inconscio personale per il fatto che non deve, come questo, la sua esistenza all'esperienza personale e non è perciò un'acquisizione personale... il contenuto dell'inconscio collettivo è formato essenzialmente da archetipi. Il concetto di archetipo, che è un indispensabile correlato dell'idea di inconscio collettivo, indica l'esistenza nella psiche di forme determinate che sembrano essere presenti sempre e dovunque”. La supermente corrisponde a ciò che Jung chiamava inconscio collettivo, che non va inteso solo come una metafora. Esistono numerose prove scientifiche della sua esistenza.

L'inconscio collettivo è massa psico-sferica, psico-spaziale, transpersonale, che trascende l'individualità, costituita da archetipi psichici fondamentali e universali, come il binomio “animus-anima” (Jung ha sottolineato che in ogni intimo incontro fra un uomo e una donna vi è sempre uno scambio incrociato, che coinvolge l'uomo e la sua anima femminile, Anima, da una parte, e la donna e la sua anima maschile, Animus, dall'altra), rintracciabili nel simbolismo mitologico, religioso, filosofico, nei sogni, nelle visioni dei singoli individui, e che risalgono all'origine dell'umanità.
In altri termini, si può dire che l'inconscio collettivo è la struttura della psiche dell'intera umanità, sviluppatasi nel tempo e suddivisibile in inferiore, medio e superiore. L'inferiore è legato alle radici arcaiche, al passato dell'umanità; il medio è costituito dai valori socio-culturali in questo attuale momento; il superiore è invece relativo ai valori, alle potenzialità, alle mete future dell'umanità.

Il metodo per esplorare il proprio inconscio e di riflesso quello collettivo consiste dunque nell'interpretazione dei simboli archetipi che emergono sia dai sogni che dall'immaginazione attiva. Guida a questo processo di conoscenza del Se, che totalizzando la storia, i valori e le esperienze collettive stimola la coscienza del singolo a dare significato e guida alla sua esistenza, è ciò che Jung chiama “funzione trascendente”, la stessa di cui parlano i mistici, che sostituendosi all'io cosciente consente di ritrovare una identità latente.

Jung arriva a descrivere il divenire della personalità come dinamica dei contrari (Io-Ombra, Anima-Persona, Logos-Eros) che trova nel Sè una armonia sempre instabile. In seguito, insieme al fisico Wolfgang Pauli, nella famosa teoria Pauli-Jung della “sincronicità”, “connessione a-causale fra stati psichici ed eventi oggettivi”, arrivò a sostenere che l'inconscio collettivo possa in qualche modo influenzare il mondo fisico (convergendo con le scoperte della fisica quantistica).

“Osservati a partire da una prospettiva globale, i fenomeni sincronistici e quelli causali potrebbero essere considerati come due lati di un nastro di Moebius”, scrive Pauli in una lettera al fisico Fierz. Sulla base della teoria della sincronicità, Jung immaginò un mondo unitario, Unus Mundus, guidato dal subconscio di una intelligenza collettiva universale.

Ad un certo stadio, la coscienza umana può arrivare a controllare i fenomeni elementari che hanno luogo nell'universo, fino a trascendere spazio e tempo nel “Kosmokrator”, il Cosmo Creatore, l'universo-rete di cui ogni mente umana è parte attiva e integrante.

sabato 31 maggio 2008

Mettere a dieta il cervello

di: Paolo Manzelli/University of Florence
E-mail: LRE@UNIFI.IT
E-mail: manzelli@invisibilmente.it
Data articolo: maggio 2008

“Mettere a dieta il Cervello” si basa sulla Dieta Mediterranea (DM) e sulla armonizzazione del pensiero fondata sulla utilizzazione coerente del funzionamento cerebrale. In primo luogo rammentiamo che la DM corrisponde ad un sistema alimentare articolato di composizione del cibo, basato su una abbondante assunzione di cereali, frutta e verdura stagionali, condimenti con olio extravergine di origine controllata, un buon bicchiere di vino doc, e modeste quantità di carni ( prevalentemente pesce), piccole quantità di latte, pochi grassi animali e scarse quantità di latticini che non siano freschi come la mozzarella.

Questa varia composizione alimentare della DM genera una attivazione auto-catalitica del metabolismo, che in prima istanza rende il cibo più digeribile e di conseguenza facilita la rielaborazione degli alimenti nella ricostruzione genetica del nostro fisico e del nostro cervello. Pertanto, il miglioramento del metabolismo, facilitato dalla DM influenza l'attività fisiologica dei vari organi vitali, ed in particolare accelera la neurotrasmissione cerebrale, controllando al meglio la armonizzazione di tutte le relazioni tra il corpo e la mente.

Purtroppo e necessario dire che, il “Mettere a dieta il Cervello”, necessita di superare la concezione della Dieta basata sul concetto di CALORIA, come tradizionalmente viene fatto dalla cultura scientifica di tipo meccanicista, che considera l'uomo in guisa di una stufa o di un motore, limitandosi a controllare l'apporto calorico degli alimenti e non la loro qualità e composizione alimentare ottimale, come è nella tradizione dell'utilizzazione di prodotti tipici locali basati sulla DM.

La DM infatti rende il cervello più plastico e la neurotrasmissione più rapida e quindi capace di controllare i segnali di fame e di sete che influenzano direttamente il nostro comportamento nutritivo ottimale. Ma mentre nel bambino, una buona dieta, assicura di per se la necessaria plasticità cerebrale, per l'adulto erronee concezioni di indole meccanica, confondono le idee invece di favorite una dieta di alta qualità e valore nei riguardi della salute fisiologica e cerebrale.

Infatti la “caloria”, presa a misura del cibo dai dietologi, è un parametro quantitativo che è equivalente sia che provenga dal bruciare zuccheri, proteine o grassi. Pertanto non distinguendo sulla base del calore prodotto, la tipologia e la composizione del cibo, la dieta espressa in calorie risulta essere un concetto fuorviante dalla necessita di valorizzare la essenziale qualità delle combinazioni alimentari, come avviene nella tradizione della DM.

Le diete calcolate sull'apporto calorico finiscono infatti per non essere capaci di realizzare un effettivo ed efficace rapporto tra alimentazione e salute, il quale dovrebbe essere fondato sulla qualità degli alimenti e quindi sulla valorizzazione dei prodotti tipici dei cibi biologici, freschi e stagionali, nonché della attenta considerazione della salute, prodotta dalla antica cultura alimentare dell'area mediterranea.

E dimostrato infatti che le più gravi malattie quali il cancro ed in riferimento al cervello, l'Alzheimer, sono principalmente conseguenza di una errata alimentazione, vista in termini di qualità della composizione dei cibi; e pertanto non di quantità calorica; infatti la cattiva alimentazione ha un maggior peso che non l'inquinamento dell'aria, nell'aumentare di malattie di alterazione fisiologica quali il cancro e le degenerazioni mentali.

In conclusione sapendo che il nostro organismo non brucia un bel nulla, ma decompone metabolicamente gli alimenti per ricostruire giornalmente noi stessi, è importante capire bene che il “Mettere a dieta il Cervello” necessita di saper stimolare le capacita intuitive e creative, spostando l'attenzione su conoscenze coerenti con mutare delle esigenze contemporanee, al fine di risolvere problemi prioritari quali quelli della salute e la sicurezza alimentare.

Per mantenere un cervello plastico e flessibile è quindi fondamentale una buona DM, ma inoltre e necessario capire che il segreto per valorizzare la intuizione creativa, (come stiamo insegnando nel progetto di scuola elementare a Grumo Nevano denominato “CERVELLANDIA” ed in altre progettazioni guidate dalla associazione telematica EGOCREANET), consiste nel saper armonizzare le potenzialità della mente, sgombrandola da nozioni e pensieri antiquati e superflui, cosi da focalizzare ogni problema in modo innovativo, accuendo contemporaneamente l'attenzione e la motivazione, capaci di anticipare la tensione mentale verso l'obiettivo creativo da raggiungere e risolvere, evitando cognizioni fuorvianti dalle finalità ed all'obiettivo di risoluzione dei problemi reali messi in evidenza come prioritari.

In questo quadro cognitivo ed educativo dello sviluppo della Societa della Conoscenza, le potenzialità di crescita ottimali del cervello, potranno avere una base fisiologica salutistica derivante da una buona alimentazione mediterranea, potenzialità cerebrale che potrà essere indirizzata da una ottima metodologia di costruzione di una mente innovativa e creativa, così come è divenuto necessario in una epoca di grande competitività globale nelle quale viviamo.

Una politica adatta a tale scopo, dovrà evitare di basarsi su particolari interessi politici di bandiera, ma finalizzarsi, anche da vari punti di vista, verso la risoluzione innovativa di problemi orientati comunque alla crescita del nostro Paese.

domenica 4 maggio 2008

L'apprendimento “CIBO per la MENTE”

Stress e plasticità cerebrale

di: Paolo Manzelli/University of Florence

La struttura cerebrale non è del tutto stabile, ma ha una forte capacita di essere modificata durante tutta la vita. L'apprendimento cambia i processi di integrazione che avvengono tra le varie aree cerebrali, e pertanto si creano nuovi circuiti di integrazione tra sensi, sensazioni e cognizioni. inevitabilmente cambiamenti profondi generano stress (parola che viene da “sforzo mentale”) che viene placato da una nuova possibilità di significazione, la quale modula la risposta fisiologica al cambiamento provocata dallo stress determinando una crescita di conoscenze apprese e promuove nuove capacita intellettive che nell' uomo sono molteplici.

Pertanto notiamo come l'apprendimento sia tanto naturale nei bambini che ricercano la sua azione metabolica attiva nel sistema neuronale, allo stesso modo con cui si ricerca il cibo per saziare lo stress provocato dalla fame. La struttura del cervello diviene più flessibile con l'apprendimento qualora quest'ultimo persegua un processo fisiologico equilibrato e progressivo nei rispetto delle possibilità personali di adattamento biologico del cervello allo stress.

Va notato che in particolare in un contesto di forte mutabilità storico-sociale, la rottura di questi equilibri può avvenire proprio quando si oppone una resistenza cognitiva al cambiamento, così che la tensione mentale causata dallo stress aumenta ogni qual volta che, come suggeriva GALILEO GALILEI, si voglia inopportunamente interpretare con rigide ed obsolete e conservative concezioni, il necessario mutamento interpretativo dei fatti e degli eventi nei quali siamo immersi nel procedere della nostra vita.

Un livello sempre più elevato di stress si trasforma gradualmente, ma inesorabilmente in “angoscia”, che si affaccia allora sinuosamente nel nostro sistema inconscio e tende a scolpire il cervello in modo rigido e permanente, incapace di sopportare ulteriori approcci di apprendimento flessibile, che se acquisiti generano tranquillità e danno sviluppo ad un naturale atteggiamento creativo.

Data articolo: aprile 2008