Le matrici familiari a cura di Sara Toma
Empowerment education Bioenergetic Therapy Tradicional and Natural Medicine Scientific and Spiritual Research Bio-Psyco-Social Network
venerdì 13 settembre 2013
sabato 29 dicembre 2012
La parola che genera
Discernere la realtà da ciò che è immagine di realtà, far sì che le immagini mentali che derivano dall’esperienza abbiano spazio per abitare la realtà soggettiva di chi le sviluppa e non siano in eccessivo ed insanabile contrasto con essa, in questo sta il gioco-lavoro dell’essere adulti, del diventare tali, del riuscire ad essere educatori.Nel riflessivo “conoscersi” ritroviamo la doppia valenza, del conoscere se stessi e conoscersi reciprocamente in un rapporto interpersonale o di gruppo: è questo il primo ed essenziale passo a cui è assoggettata ogni eventuale ulteriore scelta di cambiare qualcosa di sé o dei rapporti in atto. Il desiderio e la pratica reale del “conoscersi” può generare entusiasmo; solo a partire da ciò si può acquisire credibilità nei rapporti, soprattutto fra adulti e nuove generazioni.Le problematiche psicologiche sono oggi amplificate dalla complessità delle condizioni di vita e da cambiamenti profondi e costanti. nell’organizzazione familiare e sociale. Si è in presenza di una permanente sovraesposizione stimolativa dovuta ai mezzi interattivi, contatti immediati e mediati con molteplici mondi, idee, immagini, suoni e parole. Valorizzare ciò che può umanamente arricchire, evitando ciò che potrebbe costituire un elemento d’eccesso, non assimilabile e pertanto dannoso, è possibile a condizione di conoscere profondamente se stessi e disporre di un senso critico adeguato. In assenza di ciò, il miscuglio interattivo generalizzato arreca confusione che sommandosi ad eventuali problemi personali di base non adeguatamente affrontati, diventa una miscela esplosiva di prima grandezza, per cui la crisi che giunge non è più semplicemente tale, ma si trasforma in bufera se non proprio tsunami emotivo.
continua....La parola che genera di Luciano Provenzano
sabato 28 gennaio 2012
LA GENERAZIONE DEI VIDEOGIOCHI É GIÀ PRONTA: CRESCERÀ SIMULANDO di Francesco Antinucci « Rolandociofi's Blog
La scuola è (o dovrebbe essere) il luogo dell’apprendere. E’ naturale pensare che il come si apprende potrebbe essere rilevante per il suo funzionamento ma, stranamente, nessuna di queste discussioni se ne occupa. E’ dato per scontato. D’altra parte, cosa c’è di più naturale: si prende un libro, si legge, si studia e alla fine si sa. Si tratta solo di migliorare questo processo. E invece no. Il perno centrale di questo tipo di apprendimento è il testo scritto e, infatti, esso viene chiamato tecnicamente “simbolico-ricostruttivo”. La conoscenza da apprendere è formulata in linguaggio verbale; quindi, in simboli. Bisogna innanzitutto decodificare questi simboli, il che significa recuperare attraverso il loro significato ciò a cui essi si riferiscono (e questa è la parte simbolica); poi bisogna assemblare questi referenti “ricostruendo” le situazioni, gli stati di cose che le frasi del testo descrivono.
Tutto avviene nella mente: sia gli oggetti ricostruiti che i processi con cui vi si opera sono mentali. Questo lavorio mentale è cosciente e richiede attenzione: è poi più o meno difficile a seconda del numero e del tipo di operazioni che bisogna compiere per effettuare correttamente la ricostruzione. La sua caratteristica fondamentale è che non dipende dalla realtà: il testo è totalizzante e autosufficiente (al più rimanda ad altri testi); la conoscenza vi è completamente incapsulata. Se si fa bene il lavoro di lettura, decodificazione e ricostruzione, si apprende. Siccome questi lavori sono interamente mentali, l’ambiente di apprendimento migliore è quello che permette di svolgerli meglio, quello più adatto a mantenere attenzione e concentrazione; quindi un ambiente il più possibile privo di stimoli percettivi provenienti dalla realtà: la biblioteca o lo studio.
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giovedì 8 aprile 2010
Il telaio incantato
giovedì 27 novembre 2008
Un giorno senza tv
“Un giorno senza tv” è la campagna lanciata dalla Società Italiana di Pediatria per sollecitare le famiglie a trovare alternative ai pomeriggi, alle serate - e soprattutto ai pasti consumati in compagnia della televisione.