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lunedì 15 aprile 2013

Una tisana per il nostro intestino un pò troppo suscettibile...


...altrimenti definito sindrome del Colon irritabile.

Quando siamo irritabili e non ci fermiamo ad ascoltare i messaggi del nostro corpo, questi si fanno più intensi, il nostro corpo allora deve urlare tutto ciò che noi tacciamo.
Deve eliminare tutto l'indigerito in termini fisico-emozionali, deve rilasciare prepotentemente quello che tratteniamo in maniera quasi parossistica, con l'angoscia del lasciare ed essere lasciati. Quasi come per la legge del contrappasso dantesca quando non vogliamo portare alla luce i nostri escrementi interiori, cioè non vogliamo confrontarci con la base instintuale della nostra personalità, non vogliamo sporcarci le mani con le nostre parti interne che giudichiamo da occultare come le feci appunto, ecco che l'intestino non sta alle regole del gioco e spiattella a tutti la realtà. 
Pensiamo a quante volte nella nostra vita abbiamo detto :
mi trattano come una merda
sono una merda 
sono nella merda
Ecco cosa ci urla il nostro colon, irritabile e fin troppo irritato!
Dopo questa riflessione, passiamo alle soluzioni pratiche che possono prevenire e lenire i disturbi del nostro intestino, che a ragione viene definito anche the second brain
Diverse piante possono aiutarci in caso di sindrome da colon irritabile. 
E’ importante ovviamente considerare i sintomi: se il sintomo principale sono i dolori addominali allora è opportuno favorire l’uso di piante ad azione antispastica come camomilla, melissa, passiflora; se invece il problema principale è il meteorismo allora meglio optare per piante carminative come cumino, finocchio, carvi e achillea; se la causa della colite va ricercata nello stress allora si può optare per piante ad azione calmante come biancospino, camomilla, melissa e tiglio.
Sempre consigliate invece le piante contenenti mucillagini come Altea, Malva e semi di Lino in quanto le mucillagini in esse contenute sono un valido aiuto per ridurre i gas, favorire la peristalsi e sfiammare il colon.



sabato 29 dicembre 2012

La parola che genera

.....

Discernere la realtà da ciò che è immagine di realtà, far sì che le immagini mentali che derivano dall’esperienza abbiano spazio per abitare la realtà soggettiva di chi le sviluppa e non siano in eccessivo ed insanabile contrasto con essa, in questo sta il gioco-lavoro dell’essere adulti, del diventare tali, del riuscire ad essere educatori.
Nel riflessivo “conoscersi” ritroviamo la doppia valenza, del conoscere se stessi e conoscersi reciprocamente in un rapporto interpersonale o di  gruppo: è questo il primo ed essenziale passo a cui è assoggettata ogni eventuale ulteriore scelta di cambiare qualcosa di sé o dei rapporti in atto. Il desiderio e la pratica reale del “conoscersi” può generare entusiasmo; solo a partire da ciò si può acquisire credibilità nei rapporti, soprattutto fra adulti e nuove generazioni.
Le problematiche psicologiche sono oggi amplificate dalla complessità delle condizioni di vita e da cambiamenti profondi e costanti. nell’organizzazione familiare e sociale. Si è in presenza di una permanente sovraesposizione stimolativa dovuta ai mezzi interattivi, contatti immediati e mediati con molteplici mondi, idee, immagini, suoni e parole. Valorizzare ciò che può umanamente arricchire, evitando ciò che potrebbe costituire un elemento d’eccesso, non assimilabile e pertanto dannoso, è possibile a condizione di conoscere profondamente se stessi e disporre di un senso critico adeguato. In assenza di ciò, il miscuglio interattivo generalizzato arreca confusione che sommandosi ad eventuali problemi personali di base non adeguatamente affrontati, diventa una miscela esplosiva di prima grandezza, per cui la crisi che giunge non è più semplicemente tale, ma si trasforma in bufera se non proprio tsunami emotivo.


continua....La parola che genera di Luciano Provenzano

giovedì 1 gennaio 2009

Cervello: il sesto senso

di: Massimo Bertolucci
Anche se la maggior parte dei ricercatori esclude l'esistenza di un cosiddetto “sesto senso” che avverta il pericolo, una nuova ricerca della Washington University di St. Louis ha identificato una regione del cervello che agisce chiaramente come un sistema d'allarme preventivo, tenendo sotto controllo l'ambiente circostante, “pesando” le possibili conseguenze di ciò che vede, e contribuendo a modificare il nostro comportamento per evitare le situazioni pericolose.
“ll nostro cervello - spiega lo psicologo Joshua Brown, uno degli autori dello studio - è in grado di cogliere i piccoli segni di avvertimento nell'ambiente circostante molto meglio di quanto pensassimo”.
La scoperta fornisce rigorose basi scientifiche a un nuovo modo di concettualizzare i complicati processi di controllo esecutivo che hanno luogo nella corteccia cingolata anteriore e nei dintorni, un'area cerebrale situata vicino ai lobi frontali e lungo le pareti che dividono l'emisfero destro da quello sinistro.
“In passato, - continua Brown - abbiamo osservato attività in questa regione quando un individuo doveva prendere una decisione difficile scegliendo fra più opzioni che si escludevano mutuamente, oppure dopo che commetteva un errore.
Ma ora abbiamo scoperto che la corteccia cingolata anteriore può imparare a riconoscere quando si commette un errore anche prima che venga presa una decisione. Questa regione, in poche parole, sembra agire come un sistema d'allarme preventivo, avvisandoci in anticipo se il nostro comportamento potrebbe condurci a un risultato negativo, in modo da essere più cauti ed evitare gli sbagli”.
Data articolo: dicembre 2008
Istituzione scientifica citata nell'articolo:
Washington University

sabato 20 dicembre 2008

Libero arbitrio e manifestazioni della coscienza

Liberamente tratto da:
Benjamin Libet ripropone il grande problema del libero arbitrio, che fa parte del più generale problema del rapporto mente-corpo.
Libet, insieme ad alcuni collaboratori, in una serie di esperimenti condotti nei primi anni '80, si poneva l'obiettivo di trovare delle relazioni quanto più possibili precise tra l'esperienza cosciente (vedi coscienza) e l'attivazione di determinate zone cerebrali. Le indagini sul campo condotte da Libet possono essere generalmente divise in due fasi principali:
1. Ricerche tese a mettere in rapporto la percezione cosciente di stimoli sensoriali (tattili) con i relativi correlati neurali. Libet trovò che le stimolazioni a livello cutaneo venivano percepite consapevolmente dal soggetto soltanto dopo circa 150 msec. dopo il loro inizio, mentre non veniva avvertita alcuna sensazione se lo stimolo durava meno di 150 msec. In un'altra serie di esperimenti, in cui i soggetti (pazienti che dovevano essere sottoposti ad operazioni al cervello ), erano stimolati con deboli correnti per mezzo di elettrodi inseriti direttamente in zone circoscritte della corteccia note per il loro coinvolgimento nella sensazione cutanea Libet rilevò invece un intervallo di tempo di circa 0,5 sec. tra la sollecitazione e la relativa esperienza avvertita a livello cosciente. Anche in questo caso, se la sollecitazione aveva una durata inferiore, non veniva percepita coscientemente dal soggetto.
2. Ricerche che miravano a individuare la relazione tra l'intenzione cosciente - la volontà del soggetto - di compiere determinati movimenti e l'attivazione di specifici gruppi neuronali, segnalata da potenziali elettrici misurati con elettrodi collocati sul cranio.
Le conclusioni tratte da Libet furono che le azioni volontarie incominciano a livello neurale, come segnalato dal potenziale di preparazione, e solo successivamente (dopo almeno 300-350 msec.) il soggetto diviene consapevole dell'intenzione di agire. Se tuttavia l'attività cerebrale preposta all'azione volontaria si manifesta prima del sorgere della volontà di agire, questa appare piuttosto una conseguenza dell'attività stessa, e non il fattore che la determina. E' facile rendersi conto che, in tale prospettiva, la concezione di un soggetto in grado di agire in maniera autonoma appare irrimediabilmente compromessa. Libet suggerisce di assegnare al libero arbitrio un ruolo più ridotto rispetto a quello ad esso riconosciuto tradizionalmente: il libero arbitrio non consisterebbe nella capacità di dare il via all'azione, bensì nella possibilità di decidere nel momento del manifestarsi dell'intenzione cosciente (300-350 msec. dopo l'inizio del potenziale di preparazione, ma 150-200 msec. prima dell'effettivo inizio dell'azione), se dar corso all'azione o se inibirla.
Il ruolo della volontà - del libero arbitrio - si svolgerebbe, nell'ottica libettiana, soltanto nel senso del controllo, dell'inibizione, nei confronti di azioni che vengono predisposte, in maniera del tutto inconscia, a livello neuronale.
Riferimenti bibliografici :
Libet,B. Mind time. Il fattore temporale nella coscienza, Raffaello Cortina, Milano, 2007

sabato 30 agosto 2008

The Holographic Universe : Beyond Matter

Science of Conscious and Unconscious
Che cosa è la realtà?
Un'illusione dei nostri sensi tarati per la pecezione del campo elettromagnetico?