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sabato 28 gennaio 2012

LA GENERAZIONE DEI VIDEOGIOCHI É GIÀ PRONTA: CRESCERÀ SIMULANDO di Francesco Antinucci « Rolandociofi's Blog

La scuola è (o dovrebbe essere) il luogo dell’apprendere. E’ naturale pensare che il come si apprende potrebbe essere rilevante per il suo funzionamento ma, stranamente, nessuna di queste discussioni se ne occupa. E’ dato per scontato. D’altra parte, cosa c’è di più naturale: si prende un libro, si legge, si studia e alla fine si sa. Si tratta solo di migliorare questo processo. E invece no. Il perno centrale di questo tipo di apprendimento è il testo scritto e, infatti, esso viene chiamato tecnicamente “simbolico-ricostruttivo”. La conoscenza da apprendere è formulata in linguaggio verbale; quindi, in simboli. Bisogna innanzitutto decodificare questi simboli, il che significa recuperare attraverso il loro significato ciò a cui essi si riferiscono (e questa è la parte simbolica); poi bisogna assemblare questi referenti “ricostruendo” le situazioni, gli stati di cose che le frasi del testo descrivono.
Tutto avviene nella mente: sia gli oggetti ricostruiti che i processi con cui vi si opera sono mentali. Questo lavorio mentale è cosciente e richiede attenzione: è poi più o meno difficile a seconda del numero e del tipo di operazioni che bisogna compiere per effettuare correttamente la ricostruzione. La sua caratteristica fondamentale è che non dipende dalla realtà: il testo è totalizzante e autosufficiente (al più rimanda ad altri testi); la conoscenza vi è completamente incapsulata. Se si fa bene il lavoro di lettura, decodificazione e ricostruzione, si apprende. Siccome questi lavori sono interamente mentali, l’ambiente di apprendimento migliore è quello che permette di svolgerli meglio, quello più adatto a mantenere attenzione e concentrazione; quindi un ambiente il più possibile privo di stimoli percettivi provenienti dalla realtà: la biblioteca o lo studio.



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giovedì 27 novembre 2008

Un giorno senza tv

Fonte: salute.agi.it
r.s. a cura della redazione ECplanet
Un giorno senza tv” è la campagna lanciata dalla Società Italiana di Pediatria per sollecitare le famiglie a trovare alternative ai pomeriggi, alle serate - e soprattutto ai pasti consumati in compagnia della televisione.
Secondo la S.I.P., gli effetti negativi sui comportamenti e sulle abitudini di vita degli adolescenti italiani, prodotti da un eccesso di visione televisiva, sono ampiamente documentati delle indagini annuali su questo tema svolte appunto dalla Società Italiana di Pediatria.
“L'overdose televisiva condiziona, in peggio - spiegano gli esperti - tutti i comportamenti degli adolescenti: da quelli alimentari a quelli sociali. Questo avviene certamente per effetto del tipo di messaggi e di modelli che la televisione veicola, ma anche perché passare più di tre ore al giorno davanti alla TV, indipendentemente dalla qualità dei programmi visionati, degrada in modo sensibile la qualità di vita: meno attività fisico-sportiva, meno socializzazione, meno stimoli culturali, meno tempo trascorso con i genitori”. Secondo Pasquale di Pietro, presidente della S.I.P., “Sappiamo bene che non è con un giorno di 'moratoria' che si risolvono i problemi, ma il nostro obiettivo è iniziare a sensibilizzare sia i genitori che i ragazzi sul fatto che la TV non deve rappresentare una assoluta necessità e che ogni tanto se ne può anche fare a meno. Se poi la giornata senza TV diventasse almeno una abitudine settimanale, tanto meglio”. Per Gianni Bona, vice presidente della S.I.P., “Organizzarsi in famiglia per un giorno senza TV può anche diventare una abitudine divertente e fornire un utile spunto per riservare più momenti al dialogo o al gioco tra genitori e figli”. Nel lanciare la campagna 'Un giorno senza TV '- aggiunge Bona - la Società Italiana di Pediatria vuole anche continuare a mettere in evidenza il problema dell'affollamento pubblicitario in particolare nella fascia oraria specificatamente destinata ai ragazzi che dovrebbe risultare 'protetta'.