giovedì 22 gennaio 2009

martedì 20 gennaio 2009

Terapia Quantistica Emozionale

Freereport
CONFERENZA DEL DOTT.GAETANO CONFORTO SULLA TERAPIA QUANTISTICA EMOZIONALE
Nella V UNITA' DIDATTICA DEL
20-21 febbraio
VERRA' APPROFONDITO L'ARGOMENTO ATTRAVERSO TECNICHE ED ESERCIZI

lunedì 19 gennaio 2009

Terapia Quantistica Emozionale

Scuola di Scienze Quantistiche
20- 21 FEBBRAIO 2009
orario: 9 - 18
V UNITA' DIDATTICA
TERAPIA QUANTISTICA EMOZIONALE
Relatore: Dott. GAETANO CONFORTO
Modalità di Iscrizione
Versamento su C/C POSTALE N.86914504
intestato a Torti Umberta
Per gli utenti Skipe, cliccando su INVIA
Con procedura PayPal
Tecnica terapeutica in grado,utilizzando i principi di fisica quantistica applicati alle emozioni e allo spirito, di risolvere in breve tempo molte problematiche come l' ansia, il panico, la depressione, la solitudine, la rabbia, la paura, l' insicurezza

sabato 10 gennaio 2009

Il Pilota automatico del cervello

di: Johann Rossi Mason
Se facciamo un calcolo aritmetico il cervello non ha bisogno di ripassare le tabelline, quando guidiamo la macchina non dobbiamo pensare ogni volta a cambiare la marcia o ad usare un pedale, compiamo infatti molte azioni in maniera automatica, per risparmiare risorse ed energie mentali.
Quella del ‘pilota automatico’ è infatti una peculiarità del cervello, che costruisce un repertorio di risposte ai problemi che già conosce, quelli che incontra con maggiore frequenza, per risparmiare tempo e fatica.
Dal punto di vista anatomico nuovi studi dimostrano che la corteccia è in grado di rispondere in modo appropriato e automatico a stimoli successivi a compiti ripetitivi.
Pubblicato da Nature, lo studio di Ian Dobbins della Duke University (insieme a David Schnyer e Mieke Verfaellie della Boston University School of Medicine e Daniel Scacter della Harvard University) ha cercato di distinguere tra due differenti teorie di come la corteccia cerebrale risponda a questi stimoli.
Entrambe le teorie cercano di comprendere come si verifica il fenomeno della ripetizione: infatti quando alle persone viene chiesto di fare una classificazione, la performance migliora tante più volte viene ripetuto il compito.
Applicando particolari tecniche di visualizzazione del cervello (la Risonanza Magnetica Funzionale, FMRi) si è evidenziato che durante questi compiti il cervello mostra una attività ridotta, chiamata ‘neural priming’, ossia ‘innesco neuronale’ un meccanismo che consente di migliorare la performance quando il compito viene appreso.
La teoria più popolare sul ‘neural priming’ sostiene che la riduzione dell’attività corticale sia dovuta ad una sintonizzazione da parte della corteccia dell’informazione sugli ‘oggetti’ coinvolti nel compito e più ne conosce la funzione più tende ad utilizzare solo le informazione necessarie a svolgere il compiti, tenendo da parte i dettagli.
La novità evidenziata dagli scienziati della Duke è che questo si verifica anche in soggetti colpiti da amnesia.
Ciò indicherebbe che esistono sistemi separati, stagni, di memoria che funzionano in modo indipendente e che quindi, se una parte della memoria continua a funzionare, altri ‘settori’ possono rimanere efficienti.
Istituzione scientifica citata nell'articolo:
Duke University

Il potere della mente: esercizio per comprendere come funziona ...

redazione ECplanet
Bonua ltterua
Sneocdo uno sdtiuo dlel ‘ Untisverià di Cadmbrige, non irmptoa cmoe snoo sctrite le plaroe, tutte le letrtre posnsoo Esesre al pstoo sbgalaito, è ipmtortane sloo che la prmia e l’umltia letrtea saino al ptoso gtsiuo , il rteso non ctona.
Il cerlvleo è comquune semrpe in gdrao di decaifre tttuo qtueso coas, pcherè non lgege ongi silngoa ltetrea, ma lgege la palroa nel suo insmiee…

Siete riusciti a leggere tutto ?
“Il potere della nostra mente“ è impressionante… e questo non è paranormale !

L'occhio vede, il cervello sa già

di: Massimo Piattelli Palmarini
I neuroni «capiscono» prima ciò che si imprimerà nella retina Da uno studio del San Raffaele nuovi risultati sui meccanismi cerebrali della percezione visiva.
Gli studi di due neuroscienziati del San Raffaele di Milano confermano la distinzione tra stimolo visivo e percezione consapevole.
Il ruolo delle saccadi, rapidi movimenti oculari: dai loro «tempi» dipende la presa di coscienza di ciò che ci circonda.
In questi ultimi anni, la registrazione fine dei processi cerebrali in tempo reale ci ha rivelato qualcosa che forse non ci fa del tutto piacere.
Cioè che il nostro cervello, o meglio qualche porzione di esso, «sa» cosa faremo un attimo prima che noi stessi lo si sappia.
Metto questo «sa» tra virgolette, in quanto ci è arduo credere che un ammasso di cellule, per quanto solerti e ben interconnesse, possa davvero sapere qualcosa. Resta il fatto, comunque, che qualcuno al di fuori di noi può tendenzialmente prevedere quanto noi, dopo qualche attimo, sentiremo e faremo.
Solo qualche attimo, certo, ma esiste davvero il libero arbitrio, se percepire, sentire e decidere discendono da binari cerebrali così obbligati?
Un nuovo risultato viene ora rivelato, sull'ultimo numero della rivista internazionale specialistica The Journal of Neuroscience, da due neuroscienziati e psicologi sperimentali dell'Università San Raffaele di Milano: Claudio de' Sperati e Gabriel Baud-Bovy.
I loro astuti esperimenti mostrano come il dramma che potremmo intitolare «neurone sa, ma tu (ancora) no!» investa anche il guardare e il vedere, ovvero quanto di più basilare, onnipresente e rapido esiste nella nostra vita mentale e cerebrale. Premettiamo che, senza requie, due o tre volte al secondo, i nostri occhi fanno qualcosa di cui non abbiamo alcuna consapevolezza, cioè rapidissimi movimenti in varie direzioni, chiamate in gergo saccadi. Se, per assurdo, un movimento saccadico potesse durare un intero secondo, il nostro occhio girerebbe su se stesso circa tre volte.
Ebbene, de' Sperati mi dice testualmente:
«I movimenti oculari saccadici sono a un tempo padroni e schiavi della visione. Padroni, perché sono loro a dettare quale stimolo visivo cadrà sulla retina; schiavi, perché sono guidati dalle domande che il nostro cervello pone come conseguenza di ogni successiva fissazione oculare».
SI GUARDA PRIMA DI VEDERE
- I loro esperimenti rivelano qualcosa che già si supponeva, cioè che l'occhio si indirizza verso un oggetto prima che questo sia stato visto in maniera pienamente consapevole. Si guarda prima di vedere, insomma.
Baud-Bovy mi spiega, in breve sintesi, l'esperimento stesso: «Si fa lampeggiare per un istante un puntino luminoso in prossimità di un secondo stimolo in movimento.
Il primo stimolo non viene percepito nella sua posizione fisica, bensì stabilmente spostato di una piccola quantità in direzione del movimento, come se il movimento del secondo stimolo avesse trascinato con sé il primo stimolo».
Quale lezione trarne ?
«Ci si potrebbe aspettare che, se si chiede a un osservatore di muovere gli occhi verso il primo stimolo, questi guardi verso la posizione percepita (e illusoria), e non verso la posizione fisica dello stimolo, che non viene registrata nella percezione. E così è infatti, ma solo se la saccade parte un po' meno di mezzo secondo dopo la presentazione dello stimolo, cioè abbastanza tardi (si consideri che una saccade può essere diretta a un bersaglio in soli uno o due decimi di secondo).
Se la saccade parte prima, il movimento oculare è invece accurato, ed è diretto verso la posizione fisica, invisibile, del primo stimolo. Quanto più la saccade ritarda a partire, tanto più è “contaminata” dalla percezione illusoria.
In altre parole, nel “primo mezzo secondo”, guardare (la saccade) e vedere (l'immagine cosciente dello stimolo) sono dissociati, e le saccadi, pur essendo accurate, partono “alla cieca”. Solo nel volgere di mezzo secondo dalla presentazione dello stimolo i meccanismi di generazione delle saccadi accedono pienamente al segnale visivo che corrisponde alla visione cosciente».
UN CANALE PER IL «COSA» E UNO PER IL «DOVE»
- La scommessa degli autori è che il graduale cambiamento della codifica della direzione saccadica nel tempo riveli la dinamica temporale della formazione della percezione visiva consapevole nella corteccia cerebrale, cosa che si è sempre rivelata assai ardua da studiare. Da circa quindici anni si sapeva che esistono due canali cerebrali distinti: uno che presiede alle risposte motorie a uno stimolo visivo (movimenti dell'occhio compresi), e un altro che presiede in qualche modo misterioso ciò che noi percepiamo consapevolmente a seguito di quello stesso stimolo. Un canale per il «cosa» e uno per il «dove», che poi vanno a ricomporsi. Questa nuova scoperta di de' Sperati e Baud-Bovy conferma che le due vie sono anatomicamente separate, non solo, ma che lo sono anche i loro tempi di elaborazione dei segnali rispettivi. Mi spiegano: «Il segnale visivo in arrivo dalla retina è utilizzabile dopo pochissimo tempo dai circuiti della corteccia che generano i movimenti oculari saccadici, ma solo in un secondo momento dà luogo alla percezione consapevole».
Che si possa guardare senza vedere, insomma, non è solo il risultato di distrazione, dell'avere la testa tra le nuvole, bensì di meccanismi microscopici connaturati a come funziona il nostro cervello.

sabato 3 gennaio 2009

Centro Studi Educare alla Salute
Via Della Repubblica,75
Empoli
DOMENICA 11 GENNAIO
ORE 15:30
lABORATORIO AUDIO-VISIVO

LA LEGGE DI ATTRAZIONE

Quasi sempre si è in balia di eventi che non si possono evitare. Spesso ci sovrastano e qualche volta ci schiacciano.
Eppure...
Attrazione
Tutto quel che temi lo attrai.
Così come attrai tutto ciò che desideri.
Desiderio e paura sono facce contrapposte di un unico potere: l'attrazione.
L'attrazione è una conseguenza della Forza interiore.
L'intensità della Forza interiore determina il grado di attrazione con cui un pensiero viene magnetizzato.
Pensiero quindi che, in base alla sua carica (e cioè in base alla forza attrattiva di cui è dotato), richiama a sé ciò che gli occorre per potersi realizzare.
La forza di attrazione però quando è mal gestita è come un cavallo che non sa dove andare perché gli manca la guida.
Corre sì libero riuscendo a soddisfare i bisogni, ma in balia degli istinti.
Come l'uomo che dopo aver formulato un desiderio lo riempie anche del timore che non si avveri.
La Forza interiore va saputa utilizzare.
Può ben essere usata per realizzare progetti.
Basta saperli caricare di energia ed attraggono a sé tutto ciò di cui hanno bisogno.
Non come manifestazione di un miracolo.
Tutt'altro.
Come input ben precisi per l'esecuzione di progetti ben precisi.
Tutta una questione di capacità.
Nell'uomo tale capacità risiede dentro se stesso.
La detiene l'anima.
L'anima sa come realizzare i progetti che dipendono da input superiori a lei per intensità e forza di attrazione.
Infatti anima tali progetti.
Li rende eseguibili.
Per l'uomo aderire a questi progetti significa essere in linea con la sua stessa anima.
E ci vuol poco.
Basta iniziare a....
prendersi meno spazio per la propria egoicità permettendo che emerga l'anima.

giovedì 1 gennaio 2009

IL 2009 E' UN ANNO MERAVIGLIOSO

PREPARIAMOCI AD ACCOGLIERE L'ANNO 2009 ELEVANDO IL NOSTRO LIVELLO DI CONSAPEVOLEZZA
IL SEMINARIO SULLA GUARIGIONE QUANTISTICA
E' UN EVENTO DA NON PERDERE, PER MIGLIORARE LA NOSTRA VITA ED ESSERE PROTAGONISTI ATTIVI DEL CAMBIAMENTO EPOCALE CHE STIAMO GIA' VIVENDO.
ASSAPORIAMO LA PIENEZZA DEL TUTTO

GuarigioneQuantistica

16-17 Gennaio 2009
Tecniche e strategie mentali corroborate dalla fisica quantistica in grado con facilità, ma impegno, di risolvere molti problemi di salute.
Chiaramente dobbiamo sempre concentrarci sul significato cosmico di ogni sintomo e malattia oltre alla collaborazione, se necessaria, della medicina ufficiale. La Guarigione Quantistica rappresenta un grande aiuto a disposizione di tutti quelli che vogliono gestire la propria salute.

Cervello: il sesto senso

di: Massimo Bertolucci
Anche se la maggior parte dei ricercatori esclude l'esistenza di un cosiddetto “sesto senso” che avverta il pericolo, una nuova ricerca della Washington University di St. Louis ha identificato una regione del cervello che agisce chiaramente come un sistema d'allarme preventivo, tenendo sotto controllo l'ambiente circostante, “pesando” le possibili conseguenze di ciò che vede, e contribuendo a modificare il nostro comportamento per evitare le situazioni pericolose.
“ll nostro cervello - spiega lo psicologo Joshua Brown, uno degli autori dello studio - è in grado di cogliere i piccoli segni di avvertimento nell'ambiente circostante molto meglio di quanto pensassimo”.
La scoperta fornisce rigorose basi scientifiche a un nuovo modo di concettualizzare i complicati processi di controllo esecutivo che hanno luogo nella corteccia cingolata anteriore e nei dintorni, un'area cerebrale situata vicino ai lobi frontali e lungo le pareti che dividono l'emisfero destro da quello sinistro.
“In passato, - continua Brown - abbiamo osservato attività in questa regione quando un individuo doveva prendere una decisione difficile scegliendo fra più opzioni che si escludevano mutuamente, oppure dopo che commetteva un errore.
Ma ora abbiamo scoperto che la corteccia cingolata anteriore può imparare a riconoscere quando si commette un errore anche prima che venga presa una decisione. Questa regione, in poche parole, sembra agire come un sistema d'allarme preventivo, avvisandoci in anticipo se il nostro comportamento potrebbe condurci a un risultato negativo, in modo da essere più cauti ed evitare gli sbagli”.
Data articolo: dicembre 2008
Istituzione scientifica citata nell'articolo:
Washington University